In seguìto
Sei la parola
che non leggo
la passeggiata scalza
che non ho più fatto
il tacco rotto
dei sandali rossi.
Io ti rincorro
pensiero muto
e tu resti lì
doloroso e spettinato
come tutti gli sbadigli
che non si contagiano.
Sei la parola
che non leggo
la passeggiata scalza
che non ho più fatto
il tacco rotto
dei sandali rossi.
Io ti rincorro
pensiero muto
e tu resti lì
doloroso e spettinato
come tutti gli sbadigli
che non si contagiano.
Fra le tue una di quelle che preferisco.
Un pensiero poetico che pulito si fa verso e ti lascia a piedi nudi.
e.
Grazie Eli,
sembra che ci siano momenti in cui le parole non ci stanno, a essere imbrigliate in una struttura ben precisa. Pretendono la libertà dello sfogo fratturato (uso lo stesso aggettivo che usava Andrea su Scripta). Si va a capo quando l’immagine diventa intollerabile.
E lo strazio non usa parole eccessive, ma si lascia consolare dalla semplicità. Per far tornare tutto un po’ più umano.
Grazie per queste parole, sono legata a questi versi per ragioni d’amore, amicizia e ritorni
Succede come dici, Ele.
E ogni a capo segue il ritmo di un respiro interno che si sbriglia.
Grazie per questa condivisone. Il resto lo sai.
e.
Mi correggo: l’aggettivo era “frammentato”. Ma fratturato credo mi piaccia di più…
Sì, il resto lo so.
Un seguito di rimpianti dolorosi ma che non perdono la speranza di un domani
Molto gradita.
Un carissimo saluto.
Giorgio
Grazie Giorgio, come gradito è il tuo commento.
Deliziosaa descrizione di un sogno poetico, di un’immagine che ci scuote dentro e pretende di essere descritta.
Poesia della poesia.
Grazie!