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Guardare di lato

Da una settimana, quasi ogni giorno, mi sembra di vedere mia madre.
La sua immagine si è posizionata nella coda dell’occhio, come se l’angolo dei miei occhi fosse il posto dove ha deciso di restare per un po’. Indossa una maglia bianca e ha i capelli cortissimi, come piaceva a lei (“devono asciugarsi in un minuto!”).
Quando mi capita di vederla, faccio un balzo, provo a guardare meglio ma, appena tento di mettere a fuoco l’immagine, lei sparisce.
Così uso solo la coda dell’occhio per guardare le cose, le persone, la strada.  Mi sono convinta che posso rivederla ancora una volta, se imparo a guardare di lato.
Oggi pomeriggio era davanti alla porta del negozio di Sabrina, la mano appoggiata alla maniglia, come se mi aspettasse.
Io salivo le scale e guardavo i miei piedi, solo la coda dell’occhio l’ha intravista; anziché alzare lo sguardo, sono rimasta un po’ in quella posizione, a guardare come se pregassi, e in fondo pregavo, pregavo di vederla, di provare a stare ancora un po’ con lei nello stesso momento. Me ne stavo zitta, gli occhi puntati sulla punta dei piedi e la coda dell’occhio a cercare mia madre. Poi ho fatto uno scatto con la testa, non ce l’ho fatta a resistere. E lei è fuggita via, come una incolpevole Euridice.
Non dovevo alzare lo sguardo. Dovevo continuare a guardare di lato.

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