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Archive for the ‘Poesie’ Category

Anatomia di un mezzogiorno

febbraio 5, 2014 2 commenti

Mi fissa per sei secondi. Sono nuda e le ossa
si spezzano, mi pugnalano il torace, scricchiolo.
Penso di andarmene ma danzo la precisione
delle gambe. Forse voglio uccidere lui
che si muove perfetto, fargli chiudere gli occhi
e smetterla di essere così felice, così disperata.
Ho le arterie troppo piccole per questa grandezza
la pressione mi strappa la bocca e resto muta.
Stento la voce mentre nasco in questo letto.
Non sono perfetto – lo dice come un ricordo.
E in questa frattura precisa entra la gioia.
Mostra la sua grazia debole e io mi sento a casa,
unghiata alle brecce, la compagnia difettosa,
l’esploratrice col bottino, la fanciulla senza ragione.
So che saremo un errore, perché corriamo la notte
sbaglieremo tutto, accecati dalla buona sorte.
Amore, mi farai di nuovo a pezzi.

In paese stendevano lenzuola insanguinate,
il giorno dopo la notte di miele.
L’ho capito oggi tutto quel sangue esposto.
La ferita nelle trame eppure il bianco.

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Inerzie acrobatiche

Invece di spezzarmi
ho imparato a scavalcare
pozzi. Un tempo
avrei buttato giù monete
– in questo silenzio rotondo
eco di canti inceneriti –
ma ho perso il miracolo
che sapevo gridare
quando non traballavo
sui tacchi. Ora taccio
desideri e manco sì, ridendo.
Forse è solo questione
d’equilibrio. Se mi soffi
negli occhi, non ti sento.

tagli

gli occhi sezionano l’intero
svelano l’intento
le strade della bocca.tagli

Sonno sdoppio

Sonno sdoppio
respiri accoppiati
lenzuola avvinghiate
parole strette
segreto addormentato
braccia traverse
sogni intrecciati
buio
che rimbocca oggi semisvegli.

sonno sdoppio

In seguìto

gennaio 29, 2012 11 commenti

Sei la parola
che non leggo
la passeggiata scalza
che non ho più fatto
il tacco rotto
dei sandali rossi.
Io ti rincorro
pensiero muto
e tu resti lì
doloroso e spettinato
come tutti gli sbadigli
che non si contagiano.

Cos’altro vuole in cambio da me, la bellezza?

dicembre 11, 2011 7 commenti

ph . Jannike Viveka

ph• Jannike Viveka

Mi dimentico nel mai d’un pomeriggio,
scollo baci ad acqua e cambio stile.
Interrotta dall’addio incapace,
non so più parlare. Svaneggio.
M’accomodo silenzi e monologo preghiere.
Abbiamo sfregiato canzoni capaci di leggende
rapide, le notti più nuove
per non rifarci il trucco. Io non mi ricambio.

Lontane da me le sere di pioggia precoce,
la fretta delle dita nei vicoli sfollati,
finestre attraversate da promesse brevi,
e origami scivolati sui parabrezza.
Non ho più solitudini da scommettere,
desideri da esiliare, eclissi da sbiancare.
Alleno le ciglia a ridipingere visioni,
tiro dritto e mi alleo con l’impossibile.

Riversi

novembre 26, 2011 16 commenti

Domande blu
come i segni del ricordo
immobile.
Non chiedermi più nulla.
L’assenza intreccia
lo sguardo e china
mi confondo nel silenzio
delle mie mani accartocciate.

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