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Archive for the ‘Riflessioni’ Category

Un corpo

luglio 17, 2015 1 commento

Oggi le parole non mi sanno contenere.
Eppure ci provo lo stesso: le allargo, le stendo tutte sul foglio, le sforzo, le arrotolo, le estraggo con la convinzione che a un certo punto, provandole e riprovandole, sapranno fissare in una sola frase il mondo di quest’istante, tutta la sua geografia, i confini, gli spazi; potranno dare corpo celeste alle trasparenze tipiche dell’impeto, concedere peso specifico a tutti i sensi quando coesistono, invisibili ma che vibrano, suonano dall’interno e vogliono testimoniarsi, farsi guardare, rivelare.
Come se avessi il desiderio primario di toccare tutta la vita, collaudarla. O di impugnarla, tenerla in una mano come un ciottolo di mare. E magari custodirla o regalarla; a quel punto poterla offrire come materia prima. Oppure lasciarla andare, con la pace che mi darebbe la certezza di aver descritto, dato prova di un mondo.

Guardare di lato

Da una settimana, quasi ogni giorno, mi sembra di vedere mia madre.
La sua immagine si è posizionata nella coda dell’occhio, come se l’angolo dei miei occhi fosse il posto dove ha deciso di restare per un po’. Indossa una maglia bianca e ha i capelli cortissimi, come piaceva a lei (“devono asciugarsi in un minuto!”).
Quando mi capita di vederla, faccio un balzo, provo a guardare meglio ma, appena tento di mettere a fuoco l’immagine, lei sparisce.
Così uso solo la coda dell’occhio per guardare le cose, le persone, la strada.  Mi sono convinta che posso rivederla ancora una volta, se imparo a guardare di lato.
Oggi pomeriggio era davanti alla porta del negozio di Sabrina, la mano appoggiata alla maniglia, come se mi aspettasse.
Io salivo le scale e guardavo i miei piedi, solo la coda dell’occhio l’ha intravista; anziché alzare lo sguardo, sono rimasta un po’ in quella posizione, a guardare come se pregassi, e in fondo pregavo, pregavo di vederla, di provare a stare ancora un po’ con lei nello stesso momento. Me ne stavo zitta, gli occhi puntati sulla punta dei piedi e la coda dell’occhio a cercare mia madre. Poi ho fatto uno scatto con la testa, non ce l’ho fatta a resistere. E lei è fuggita via, come una incolpevole Euridice.
Non dovevo alzare lo sguardo. Dovevo continuare a guardare di lato.

Ti va?

Vieni,

amore,

a spezzarmi

le ossa?


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Quando mi rubano le idee sono contenta

gennaio 16, 2015 1 commento

Lo trovo un segno silenzioso ma eclatante di apprezzamento. Come se mi dicessero: «Brava! Mi piace così tanto quello che hai fatto che ora te lo copio e lo faccio anch’io!»
Certo, mi piacerebbe un bel complimento diretto, però anche questo indiretto non mi dispiace.
Peccato che il risultato sia quasi sempre come quelle brutte copie alle quali, si sa, manca la parte invisibile ed essenziale: il ragionamento, la dedizione, la preparazione.
Quello che invece fa colui che copia è interpretare la parte superficiale di una buona idea e il risultato è debole, senza le gambe.
Poi ci sono quelle volte in cui la mia idea è stata copiata e poi migliorata. E io la osservo e ne gioisco e penso: ecco cosa le mancava! E in questo caso sono io che ringrazio (a volte silenziosamente, a volte con impertinenza mi rivolgo a chi mi ha copiato e dico «Grazie per averla copiata e migliorata! Ora è anche tua!»)

E sto già pensando a un’altra idea, con quell’entusiasmo tipico (che manca a chi copia le idee) di chi sa che avrà sempre un’altra nuova, ancora da copiare, ancora da migliorare.

Meno di questo non vale

aprile 26, 2014 5 commenti

Ci proteggiamo da sempre dal dolore. Abbiamo un’umana paura di soffrire, di morire. Ci allontaniamo, ci neghiamo; qualche volta ci fidiamo quel tanto che basta per andare a sbirciare l’estraneo. 
Poi due occhi rotondi ci disarmano, senza alcuna ragione apparente, senza che la logica ci scagioni, giustifichi la resa e ci rubano tutti i trucchi.
Non resta che accarezzare a mani nude. Non esiste nient’altro che le mani nude. E ridere.
Si sente nelle ossa. Meno di questo non vale.

Al confine con l’acqua

Dare ragione alla corrente / Osservare il silenzio che si muove sott’acqua / Lasciare andare il sasso.
Ho imparato a volare, a nuotare come una sirena che desidera le gambe della donna, a pescare magiche creature che poi rimetto in acqua. Le osservo, mentre tornano ai loro viaggi, e mi metto a sognare senza la voce.
Come sarebbe bello se tornasse, come quei pesci brillanti che saltano dall’acqua, atletici; che disegnano cerchi d’acqua quando planano sui ponti. Li annuncia una pioggia d’argento vivo che colora l’aria che attraversano.

Poi mi torna la voce e parlo la lingua umana del bisogno.

Piccole stragi

gennaio 26, 2014 2 commenti

Le tragedie piccole, quelle che nessuno rappresenta, che non ingombrano i giornali, che non muovono le bocche di tutti; quelle che vanno in scena sullo sfondo di appartamenti circondati da altri appartamenti, di palazzi circondati da altri palazzi, di paesi circondati da altri paesi.
Le tragedie delle cucine, delle camere singole, degli abitacoli, raccontate sotto quattro cuscini, che colpiscono solo tre persone, tremano nello stesso silenzio, deformano le stesse idee, hanno le stesse pupille dilatate.

Di questo teatro invisibile, senza i manifesti, sono l’immensa platea.

Immagine

Foto: ricardowagner

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